In occasione di questa collaborazione al 100% solidale, andiamo a conoscere un uomo particolarmente impegnato nella conservazione delle specie selvatiche minacciate: Stéphane Ringuet.
Responsabile del programma «Commercio delle Specie Selvatiche» presso il WWF Francia, Stéphane Ringuet, dottore di ricerca in ecologia tropicale (Muséum national d'Histoire naturelle), è uno scienziato e un grande appassionato di fauna selvatica. Da 20 anni lavora al WWF Francia e si adopera quotidianamente per offrire alle generazioni future un pianeta vivente, preservando questa preziosa biodiversità. Ci racconta di più sul suo lavoro e sul suo impegno a favore delle tigri.
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Può descriverci la tigre selvatica? In quale tipo di ambiente vive? Dove si trova? Quali sono le sue dimensioni e la sua alimentazione?
La Tigre (Panthera tigris) è facilmente riconoscibile per il suo manto fulvo a strisce nere. È il felino più grande dell'Asia (i maschi più imponenti possono superare i 3 m di lunghezza e i 300 kg di peso) e uno dei più grandi carnivori terrestri. In media, le tigri danno alla luce da due a quattro cuccioli ogni due anni e possono vivere fino a 20 anni in natura.
Abili nuotatrici e grandi amanti dell'acqua, le tigri popolano habitat estremamente vari, tra cui foreste tropicali, foreste di conifere, mangrovie, praterie, savane e foreste temperate. Detto ciò, per sopravvivere tutte le tigri necessitano di una vegetazione fitta, della presenza di grandi ungulati di cui nutrirsi e dell'accesso all'acqua.
Le tigri sono animali prevalentemente solitari. Gli adulti difendono territori esclusivi, o home range, che possono estendersi da poche decine a diverse centinaia di km2 a seconda dell'abbondanza delle prede. Cacciatore solitario in grado di percorrere 20 km in una sola notte, predilige grandi mammiferi (ad esempio cervi e cinghiali). Sebbene solo una caccia su dieci vada a buon fine, un grande cervo può garantire a una tigre il sostentamento per un'intera settimana.
Se un tempo erano presenti in quasi tutta l'Asia, le tigri selvatiche si trovano oggi solo in 13 paesi: Bangladesh, Bhutan, Cambogia, Cina, India, Indonesia (Sumatra), Repubblica Democratica Popolare del Laos, Malesia, Myanmar, Nepal, Russia, Thailandia e Vietnam.

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Qual è il ruolo della tigre selvatica nella nostra biodiversità? Perché è una specie da salvaguardare? Qual è l'urgenza attuale?
La tigre è una specie in pericolo inserita nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate. Questa specie, capace di incuterci timore e al tempo stesso di meravigliarci, è fondamentale dal punto di vista ecologico, economico e culturale e deve essere tutelata nel suo ambiente naturale. Questo grande felino è al contempo venerato, ammirato e temuto da milioni di persone in tutto il mondo. Tuttavia, se dovesse scomparire dalle foreste, non resterebbero che antiche leggende e pochi esemplari in cattività. E non è certo questo il mondo che sogno.
Infatti, non dimentichiamo che avere la fortuna di avere (e di proteggere) una sola tigre selvatica significa innanzitutto avere la fortuna di avere (e di proteggere) il suo habitat, che può estendersi per un centinaio di km2, e quindi la possibilità di avere (e proteggere) quello di numerose altre specie selvatiche nella stessa area ("specie ombrello"). D'altra parte, in quanto grande predatore, la tigre svolge un ruolo chiave nel mantenimento della salute del suo ecosistema. Questo ecosistema fornisce agli animali e agli esseri umani acqua dolce, cibo e molti altri servizi vitali: ciò significa che salvando le tigri, aiutiamo anche le popolazioni umane che necessitano di un ambiente sano. Inoltre, le tigri possono generare attività economiche (legate in particolare al turismo), offrendo fonti di reddito alternative alle comunità locali. In breve, proteggendo le tigri, proteggiamo le foreste, a vantaggio di tutti.
E questa salvaguardia della tigre è oggi più che mai necessaria per far fronte alle grandi minacce attuali che gravano sulla sua sopravvivenza, vale a dire la scomparsa e la frammentazione del suo habitat naturale (il 93% dell'habitat storico della tigre è ormai andato perduto), nonché il bracconaggio e il commercio illegale di tigri (nel mondo vengono sequestrate in media 10 tigri al mese destinate al commercio illegale).
È quindi urgente mantenere le azioni di conservazione della tigre, in particolare attraverso un rafforzamento dell'efficacia nella gestione dei siti che ospitano le tigri e le loro prede, ma anche contrastando il bracconaggio e il commercio illegale.
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Qual è la situazione attuale delle tigri selvatiche? Quante sono nel 2021? Di recente abbiamo letto sulla stampa che il numero di tigri selvatiche è aumentato del 30% in quattro anni. Può dirci di più su questo progresso?
Nel 2010 si è sfiorato il punto di non ritorno: sebbene non esista una stima precisa della popolazione mondiale di tigri, si ritiene che sia diminuita del 95%, passando da circa 100.000 esemplari all'inizio del XX secolo alla probabile e bassissima cifra di 3.200 esemplari dieci anni fa (il minimo storico). E ricordiamo che negli anni '80 sono scomparse tre sottospecie (le tigri di Bali, di Giava e del Caspio).
Nell'aprile 2016, a metà percorso tra il 2010 e il 2022 (anno della tigre in Cina), la stima complessiva si aggirava intorno a 3.900 tigri selvatiche, con un incremento del 25% rispetto alle 3.100 precedenti. Questo aumento proviene principalmente da India, Russia, Nepal e Bhutan ed è probabilmente dovuto a nuove aree incluse nelle indagini nazionali, al miglioramento delle tecniche di rilevamento e alla crescita della popolazione legata agli sforzi di conservazione. Va notato che dal 2016 alcuni paesi hanno aggiornato le proprie stime nazionali, rivedendo al rialzo il numero di tigri, come nel caso dell'India (2.967 nel 2018 contro 2.226 nel 2016) o del Nepal (235 nel 2019 contro 198 nel 2016). Tuttavia, la situazione nei paesi del Sud-est asiatico rimane ancora preoccupante. Infine, se l'approccio quantitativo è importante, deve esserlo anche quello «qualitativo»: oltre al numero di tigri, è fondamentale assicurarsi che formino popolazioni vitali stabilite su grandi spazi non o poco frammentati e ricchi di prede, che consentano loro di mantenersi e prosperare. È una sfida cruciale di fronte alla distruzione e alla frammentazione dei loro habitat.
Insomma, dopo aver toccato il minimo storico nel 2010, la popolazione mondiale di tigri sta aumentando costantemente. Gli sforzi di conservazione intrapresi hanno permesso, per la prima volta dall'inizio del XX secolo, di invertire il trend di declino della popolazione mondiale di tigri, anche se restano ancora sforzi da compiere per raggiungere l'obiettivo Tx2, ossia circa 6.000 tigri nel 2022.
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La tigre selvatica è una specie emblematica delle regioni produttrici di tè, non è vero?
Le tigri possiedono un immenso valore culturale a livello globale, nazionale e locale per una moltitudine di gruppi etnici, in particolare in diversi paesi asiatici produttori di tè. L'India è uno di questi principali paesi produttori di tè e ospita da sola oltre la metà della popolazione mondiale di tigri selvatiche. Qui le tigri sono presenti in diverse aree, in particolare nelle regioni produttrici di tè, che si tratti dell'Assam (pianure situate nel nord-est del paese), del Darjeeling (situato nel nord-est dell'India) o delle Nilgiri (situate sulle montagne meridionali del paese). L'ultimo censimento delle tigri effettuato dalle autorità indiane nel 2018 evidenzia un aumento della popolazione di tigri negli Stati del Tamil Nadu (compreso il distretto delle Nilgiri) e dell'Assam tra il 2006 (146 tigri) e il 2018 (454 tigri). Al contrario, sembra che le 10 tigri presenti nel 2006 nello Stato del Bengala Occidentale (Darjeeling) siano scomparse nel 2018.
Vorrei tuttavia sottolineare che le capacità di ripresa delle tigri possono essere notevoli e che questi grandi felini sono prolifici. La cosa più importante è che, se le vengono garantiti lo spazio, le prede e la sicurezza necessari, la tigre può riprendersi e mantenere il suo ruolo di «re» della giungla asiatica.

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Ha condotto spedizioni sul campo per osservare le tigri? Può raccontarci qualcosa di più?
Ho avuto l'opportunità di andare sul campo, in particolare in alcune aree protette in Nepal, India o Bhutan. In quell'occasione, ho avuto la fortuna di poter osservare una tigre nella riserva di Corbett (senza dubbio la riserva indiana con la più alta densità di tigri), mentre si muoveva lentamente tra l'erba alta e ingiallita; per una pura coincidenza, ho assistito a questa scena subito dopo aver osservato, a pochi chilometri di distanza, un leopardo appollaiato sulla cima di un albero. Più di recente, ho osservato tracce freschissime di tigre nel Parco Nazionale di Royal Manas in Bhutan, al confine con l'India. Queste tracce si trovavano proprio accanto a quelle di un elefante. I guardaparco con cui mi spostavo mi hanno fatto annusare un'erba il cui odore, secondo loro, rivelava il passaggio recente di una tigre. Ma purtroppo non sono riuscito a vedere l'esemplare, una delle 30 tigri censite in questo parco.
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Qual è il suo ruolo? Quali sono le sue azioni per preservare questa specie? Come interviene insieme al WWF?
Sono responsabile di un programma dedicato alla protezione delle specie selvatiche, in particolare in relazione alla lotta contro il bracconaggio e il commercio illegale. In questo contesto, le mie attività sono molteplici: spaziano dall'impostazione e dal supporto a progetti sul campo, in particolare in Asia (ad esempio in Indonesia e Bhutan) in collaborazione con gli uffici locali del WWF, alla raccolta, ricerca e analisi di informazioni sul commercio di tigri (lavorando in particolare con il programma TRAFFIC), alla mobilitazione degli attori del settore privato che possono essere coinvolti (anche involontariamente) nel commercio illegale, fino alla sensibilizzazione e divulgazione dei risultati dei report disponibili, o ancora all'attività di advocacy (monitoraggio delle riunioni sulla CITES, ad esempio) e allo scambio di informazioni con gli enti preposti alla tutela della biodiversità.
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In che modo il progetto Tx2 ha già potuto contribuire nel suo ambito? Quali azioni sono state intraprese?
L'iniziativa del WWF per la salvaguardia della tigre mira a creare le condizioni necessarie per raddoppiare la popolazione di tigri selvatiche entro il prossimo anno della Tigre nel 2022. È stato nel novembre 2010, in occasione del Summit della Tigre – un momento storico –, che questo progetto, volto a invertire immediatamente il declino delle popolazioni di tigri selvatiche, ha ottenuto un sostegno internazionale di altissimo livello. Per quanto riguarda le azioni Tx2, il WWF rimane un motore fondamentale e lavora in particolare per stimolare una forte volontà politica, garantendo che le tigri rimangano una priorità assoluta per i leader mondiali. Le sue priorità includono anche la professionalizzazione della tutela della fauna selvatica attraverso la formazione dei ranger, lo sviluppo di standard di conservazione (CA/TS) e di tecnologie (SMART) per raggiungere l'obiettivo Bracconaggio Zero. Il WWF combatte inoltre il commercio illegale di specie selvatiche attraverso la sua partnership con TRAFFIC. D'altra parte, concentra i propri sforzi sui paesaggi chiave della tigre, dove si trovano i baluardi essenziali della specie. Infine, si assicura che vi siano spazi sufficienti sia per le persone che vivono vicino alle tigri sia per le tigri stesse (gestione delle zone periferiche alle aree protette, mitigazione dei conflitti).
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Ne siamo tutti consapevoli: la tigre non è l'unico animale a rischio di estinzione. Secondo lei, quale scomparsa rappresenterebbe il più grande sconvolgimento per la biodiversità?
Dopo diversi milioni di anni di presenza sul nostro pianeta, le tigri sono oggi minacciate, a testimonianza dello sfruttamento eccessivo da parte dell'uomo della megafauna terrestre, in particolare dei grandi predatori, ma anche di decine di migliaia di altre specie meno note. I numeri parlano chiaro: il 27% delle specie selvatiche valutate nella Lista Rossa dell'IUCN è a rischio di estinzione; l'IPBES stima in 1 milione le specie minacciate di estinzione (compresi soprattutto gli insetti) nei prossimi decenni; e l'ultimo Living Planet Report del WWF, che misura la biodiversità monitorando 20.811 popolazioni appartenenti a 4.392 specie di vertebrati, evidenzia un calo medio di queste popolazioni del 68% dal 1970 al 2016. In breve, stiamo assistendo a un'erosione della biodiversità, ossia delle specie selvatiche che la compongono, ma anche delle relazioni reciproche tra di esse (predazione, cooperazione, ecc.) e con il loro habitat (dispersione dei semi, ecc.). La rete della vita (specie selvatiche, loro habitat e loro interconnessioni) costituisce un insieme inscindibile, e la perdita di uno solo di questi elementi può indebolire l'intera catena. Naturalmente, la scomparsa di specie «ombrello» come la tigre può avere un impatto devastante sulla biodiversità. Ma ritengo che la scomparsa degli habitat, luoghi di vita essenziali per le specie selvatiche e per le numerose persone che ne dipendono per il proprio sostentamento, rimanga una delle minacce attuali più gravi per la biodiversità. Questo vale soprattutto per la tigre, che attualmente sopravvive solo nel 7% del suo habitat storico.

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Come possiamo impegnarci nel nostro piccolo per preservare questa specie e, più in generale, per salvare la biodiversità? Come possono contribuire i nostri lettori?
Ovunque viviamo, possiamo tutti contribuire alla salvaguardia della tigre e, più in generale, della biodiversità. Il sostegno alle associazioni ambientaliste (in diverse forme) è certamente possibile. Ma più globalmente, le nostre scelte quotidiane come consumatori o cittadini responsabili possono fare la differenza in termini di alimentazione, trasporti, energia, ecc. Ad esempio, evitiamo di acquistare qualsiasi prodotto derivato dalla tigre (il bracconaggio è alimentato dal fiorente commercio delle sue parti del corpo: le ossa vengono utilizzate nella medicina tradizionale cinese e la pelle per confezionare capi d'abbigliamento) e, in generale, informiamoci bene prima di acquistare esemplari (parti o prodotti) di specie selvatiche (esistono normative molto precise sul commercio della fauna selvatica). Nel dubbio, asteniamoci. Preferiamo prodotti provenienti da una gestione forestale sostenibile e dall'agricoltura sostenibile per contrastare la distruzione degli habitat. Privilegiamo i prodotti certificati, come il marchio FSC, che garantisce che la carta o il legno provengano da foreste gestite in modo responsabile. E soprattutto, riduciamo il consumo di carne (circa un terzo del nostro impatto individuale sull'ambiente è legato all'alimentazione). Insomma, ogni giorno abbiamo il potere di agire! È proprio partendo da questa consapevolezza che il WWF ha sviluppato l'applicazione «We Act for Good (WAG)», che restituisce a ciascuno il controllo sui propri consumi semplificando il cambiamento dei comportamenti, per ridurre la nostra impronta sul pianeta e proteggere la biodiversità. Tocca a noi fare la nostra parte!
Tchai of the Tiger vi invita a impegnarvi nel vostro piccolo gustando una ricetta a base di tè nero speziato certificata da agricoltura biologica. Per ogni confezione acquistata, ci siamo impegnati a devolvere 1 € al progetto Tx2 guidato dal WWF per raddoppiare la popolazione di tigri selvatiche entro il 2022, l'anno della tigre nell'astrologia cinese.